La nostra vita è una costellazione di piccole e grandi decisioni le cui conseguenze, spesso, non si rivelano nell’immediato.
Possono trascorrere giorni, mesi o addirittura anni prima che la nostra mente — a volte con tormento, altre volte con sguardo critico, altre ancora con sana autoironia — torni a quel bivio e si chieda: cosa sarebbe accaduto se…?
Non è facile volgere lo sguardo al passato. Se alcune persone riescono a fare un uso terapeutico del ricordo, altre vi restano intrappolate in un permanente andirivieni tra cose non dette o non fatte, decisioni prese solo per compiacere qualcuno, progetti mai portati a termine, relazioni vissute per abitudine o per paura del cambiamento, tentennamenti che ci hanno fatto perdere occasioni importanti ed altro ancora.
Il nostro bagaglio di scelte sospese, mancate o fallimentari può sottrarre energia al presente diventando uno dei più grandi ostacoli alla nostra serenità.
Il passato è davvero come lo ricordiamo?
Per quanto ci si affanni ad interrogarsi sulla validità delle nostre decisioni, questo proustiano viaggio nella memoria Alla Ricerca del tempo Perduto, non ci dirà mai se una scelta diversa avrebbe dato esiti migliori.
Sì, perché gli errori, le opportunità mancate, i tentativi fallimentari fanno parte di un ciclo già concluso sul quale non abbiamo più alcun potere.
Di più: il pensiero attraverso il quale ricordiamo momenti già vissuti non è quasi mai realistico ed obiettivo, ma è spesso alterato dal nostro stato d’animo, dalle nostre aspettative o esigenze del momento. In esso si mescolano fantasia, creatività, desideri, bisogni. Tutto viene alterato dalla memoria e spesso, in un gioco di contrasti, emergono solo i vuoti.
Oggi, guardandoci indietro, pensiamo che non sarebbe stato poi così difficile lasciare il nostro compagno/a, accettare quella proposta di lavoro, andare a vivere all’estero, scegliere un’altra facoltà, imparare una lingua ecc.. Eppure in quel momento le cose non ci sembravano così semplici. Mille preoccupazioni, mille dubbi, mille paure tenevano in scacco la nostra mente conducendoci all’inazione o alla scelta che ci sembrava migliore in quel momento.
Ci piaccia o meno, la nostra identità è impastata di scelte giuste e di scelte sbagliate. Spesso è proprio l’uso che facciamo di queste ultime a determinare la direzione della nostra vita. Il dubbio, il rischio, l’incertezza rappresentano ingredienti ineliminabili dell’azione umana ed ogni nostra scelta comporta un margine di incognita. Andare incontro ad insuccessi o vedere sfumare sogni che erano sembrati realizzabili accade a tutti. L’importante è circoscrivere la frustrazione a quell’evento e non permetterle di irretirci nell’inazione.
Non cadiamo nella trappola di considerare il rimpianto come l’esito di una scelta sbagliata.
L’unico vero rimpianto è quello di non aver scelto e, dunque, di non aver vissuto.
Perchè a volte è così difficile scegliere?
Una delle cause più frequenti dell’inazione è che spesso siamo intrappolati in catene invisibili. Tutti noi, almeno una volta nella vita, ce ne siamo costruita una. Spesso senza neppure rendercene conto. Sì, perchè costruire una catena è molto più facile che distruggerla. Ci sono catene preziose e luccicanti, catene che ci fanno sentire al sicuro, che ci proteggono dal peso delle responsabilità. Tutte le cose di cui “crediamo” di aver bisogno costituiscono gli anelli più forti della catena. E intanto il tempo passa e il numero di giorni che trascorriamo in una vita che non ci appartiene è direttamente proporzionale alle storie che ci raccontiamo per diventarne complici.
Ecco perchè è così difficile accorgersi di essere incatenati e chi lo è, spesso, è anche l'ultimo a rendersene conto. Questo accade non tanto perchè, come spesso si tende a credere, chi è dentro una situazione è troppo coinvolto per vedere le cose per quelle che sono. La verità è che vederle fa male. A volte, anche quando mille indizi, dubbi, domande, evidenze vengono a bussare prepotentemente alla nostra porta, noi le ignoriamo e preferiamo alzare barriere protettive sempre più alte e invalicabili. Ma c'è sempre un momento in cui non possiamo più raccontarci storie. Ed è in quel momento che una decisione inizia lentamente, ma inesorabilmente, a prendere vita come un gigantesco iceberg che perde un piccolo blocco di ghiaccio, poi un altro e un altro ancora — fino a separarsi completamente dal ghiacciaio e ad iniziare la sua deriva. In quell’istante diventa impossibile opporsi al cambiamento.
In un modo o nell’altro, tutto prende forma da una scelta. Niente e nessuno può incatenarci, a meno che non siamo noi a permetterlo. Se siamo frustrati, infelici, insoddisfatti e non riusciamo a fare nulla per cambiare, cerchiamo di capire se davvero ci mancano le alternative o se, invece, stiamo sprecando uno dei doni più grandi che la vita e l’evoluzione ci ha dato: il libero arbitrio.
Un altro motivo per cui spesso restiamo impantanati nelle sabbie mobili dell’inazione è che è più facile trascorrere il tempo ad immaginare il futuro e le infinite cose che potremmo fare, invece di sceglierne una. Decidere, come ci ricorda la sua etimologia latina (de = da + caedĕre = tagliare) ci costringe a rinunciare a tutte le alternative possibili, tranne una. E se anche la più desiderata tra tutte si realizzasse, le altre andranno inevitabilmente tagliate fuori dalla nostra vita e avremo, in ogni caso, perso qualcosa. Ecco perchè ogni decisione richiede coraggio, determinazione, ma soprattutto grande rispetto verso se stessi.
Non possiamo differire a lungo una decisione, limitandoci sempre a prepararci ad essa, a rinviare a domani senza mai vivere il presente.
Ogni decisione è l’inizio di un viaggio verso se stessi. Certo, possiamo scegliere di restare immobili, lasciare che siano il tempo o gli altri a decidere per noi.
Ma noi siamo le nostre decisioni. Questo è il passaggio inaggirabile della nostra vita.